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domenica 28 maggio 2017

Rally Città di Torino Bimbo travolto


Ero l'unica persona a non approvare il Rally che ogni anno si svolge "in casa mia" e mi sentivo anche scema perchè tutto il resto del mondo ne era entusiasta.

Questa manifestazione io non l'ho mai capita, semplicemente fuggivo dal mio paese ogni volta che l'evento si verificava. Ieri, sabato 27 maggio 2017, sono fuggita con mia madre e la sua sedia a rotelle caricata nel baule della mia auto. Siamo tornate a Lanzo alle 17 e c'era un silenzio irreale: nessuna auto roboante che ti tallona, nessun motore a scoppio che ti distrugge le orecchie, niente folla, niente transenne, niente calca. Nessuna traccia del rally, solo un po' di immondizia per terra.
Probabilmente è successo qualcosa di brutto, ho pensato, perchè di solito a Lanzo c'è il delirio fino alle 19...
Ho anche pensato a qualcosa di bello, ho pensato che gli organizzatori avessero capito fosse ora di "limitare" questo strano rally e farlo durare il meno possibile, così , tanto per non arrecare troppo disturbo, pericolo, invasione, e mettere d'accordo tutte le fazioni, quelle pro e quelle contro il trauma agli orecchi dei cani.
E invece il TG3 del Piemonte mi dice che è morto un bambino di 6 anni su a Coassolo. Un'auto del Rally ha perso il controllo ed è piombata su una famiglia di spettatori che assisteva alla gara.
Ma la colpa forse è della famiglia che non doveva stazionare in quel posto lì, e viene inquadrato il cartello che dice: "zona pericolosa per il pubblico" o roba del genere.
Ma forse la colpa è del pilota che ha avuto un malore, ed è anche colpa del cordolo che ha fatto deviare l'auto.
Ma non lo abbiamo ancora capito che le automobili sono delle potenziali armi?
Lanzo è una cittadella che per quanto bella sia non ha gli spazi adeguati per accogliere il raduno delle auto di un rally e le strade di Coassolo non possono diventare il circuito di un rally, così all'improvviso da un giorno all'altro.
Non ci sono paratie artificiali e neanche naturali. Moltissime case sorgono direttamente sul bordo della strada e non basta appendere qua e là dei foglietti plastificati con sopra scritto : pericolo di morte. Ridicoli i nastri legati da un palo all'altro.
Ho visto le immagini al TG3 e ho riconosciuto subito la curva dove si è verificata la tragedia, ma non ho visto staccionate di protezione per la salvaguardia di persone o cose e comunque non sarebbero servite a niente perchè un'auto da rally in corsa è un missile.
Le Valli di Lanzo hanno sicuramente bisogno di turismo e una manifestazione come il Rally ha la capacità di attirare un sacco di persone... ma Lanzo è già piena di persone e auto!
Pago le tasse in questa mia cittadella-stato ma quando arriva il rally io sono costretta a farmi da parte perchè ho paura delle auto che mi sfrecciano a fianco a tutto gas. E non posso neanche cambiare strada dal momento che metà del mio paese viene invaso e destinato esclusivamente ai carovanieri del rally.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra, ma non è possibile incolpare la famiglia del bimbo deceduto perchè si trovava in una zona "vietata" al pubblico.
Un'auto da rally lanciata su una strada di montagna abitata, è uno strumento così pericoloso che ci vorrebbero misure di sicurezza eccezionali per evitare danni collaterali.
Figuriamoci poi se la manifestazione prevede anche la presenza di un pubblico.
Semplicemente questo Rally Città di Torino non doveva avere luogo in un contesto non adatto ad un rally.
O forse sfidare la sorte fa parte del gioco... In fondo io di rally non ci capisco niente.
Sinceramente addolorata per questa inutile tragedia, porgo le mie condoglianze alla famiglia del piccolo Aldo.
Inutile perchè ci saranno attenuanti generiche per tutti e allora la colpa me la prendo io.
Scusami Aldo, di non aver organizzato per tempo un comitato NO RALLY.


2 commenti:

  1. Chi siamo noi se non siamo capaci di proteggere un bambino. E il cinismo dei rallysti accaniti ha approfittato della tragedia per far valere il proprio valore di pilota con affermazioni tipo: " quello era un pilota della bagliona", " il commissario di corsa è uno che non ne capisce una mazza, è uno che viaggia sempre ai venti all'ora", "a un vero pilota come me non sarebbe mai successo una cosa del genere, io le curve le so' prendere". Tra i tanti manifesti da morto si nota l'età dei deceduti: di anni 75, di anni 83, di anni 69. Poi spicca uno che cita di anni 6. E ti chiedi che ci faccia questo in mezzo ai vecchi? Che ci fa uno così piccolo tra la brigata di chi aveva il piede nella fossa? Morire è una cosa da grandi, inteso come vecchi, anziani, maturi. E' un atto di depravazione morire a soli 6 anni. E che un bambino debba patire la depravazione di chi vuole essere un pilota del cazzo o un guardone che vede dei cazzari esaltati sfrecciare come delle schegge in nome del pericolo è più che significativo che è una società più che finita. Un vecchio film in bianco e nero dedicato al Generale Della Rovere ove un personaggio prima di essere giustiziato dal plotone d'esecuzione nazifascista proclama a gran voce la propria innocenza perché non ha fatto niente. Risponde allora il Generale anche lui incarcerato accusandolo di non aver fatto niente quando si poteva fare qualcosa ed evitare che si precipitasse a tanto. Allora siamo tutti responsabili e assassini di un bimbo di sei anni.

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  2. Era una tragedia annunciata e come tale andava evitata con tutti i mezzi. Follia collettiva.

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