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giovedì 27 novembre 2014

Lev Tolstòj e Anna Karénina


La prima considerazione relativa ai due volumi di "Anna Karénina" è la seguente: ci vuole un segnalibro adatto, ke sia robusto e di supporto nei momenti di fiacca. Ok, ci vuole il segnalibro di Via col Vento modestamente realizzato da me...


Una volta trovato il segnalibro adatto, considero di IGNORARE la classica prefazione pallosa e faziosa per buttarmi a capofitto nel romanzo. Novecento pagine.
Ignoro anche la biografia dell'autore, infinita e microscopica come i bugiardini dei farmaci. Tolstòj mi perdonerà... e speriamo che il segnalibro sudista mi aiuti a rompere il ghiaccio.
Inizio a leggere il primo volume e presto mi accorgo che ogni pagina contiene almeno una intuizione freudiana. Caspiterina, vuoi vedere che quando arriverò al fondo di queste 900 pagine, Tolsòj avrà scoperto la Relatività?

La storia contenuta in "Anna Karénina" si svolge principalmente a Mosca nella metà del 1800 e racconta le vite di alcune famiglie aristocratiche unite fra loro da legami matrimoniali, convenzionali, sociali.
Come tutti sappiamo i personaggi principali sono quattro: i peccaminosi Anna e Vrònskij contrapposti ai pudichi Kitty e Lévin... Ma questi nulla potrebbero senza la presenza di molti altri personaggi perfettamente inseriti nella trama sociale di quel tempo: funzionari e burocrati, dame e damigelle, cavalli e cavalieri, contadini e levatrici, tutti contemporanei all'autore Lev Tolstòj.
Andiamo quindi a Mosca nel 1850, circa:

"La principessa Kitty Scerbàtskaja aveva diciotto anni. Era il primo inverno che andava in società. I suoi successi nel mondo erano maggiori di quelli di tutt'e due le sue sorelle più vecchie, e maggiori anche di quel che si aspettava la principessa. Non solo i giovani che danzavano nei balli moscoviti eran quasi tutti innamorati di Kitty, ma già il primo inverno s'eran presentati due partiti seri: Lévin e immediatamente dopo la sua partenza il conte Vrònskij."

Come recita Tolstòj, la principessina Kitty era corteggiata da due ottimi partiti, Kostantin Dmitric Lévin e il conte Aleksjéj Kirillovic Vrònskij, entrambi colti, ricchi, di ottima presenza e completamente diversi fra loro: il primo è un proprietario terriero che vive e lavora nel villaggio di Pokròvskoje, il secondo è un ufficiale dell'esercito russo, leggiadro e spensierato.
Tra il rusticano Lévin e l'agile Vrònskij sembra esserci un abisso eppure l'autore dimostra di conoscere perfettamente sia la vita campagnola del primo che la vita militaresca del secondo, e mi sorge il dubbio che Tolstòj abbia cavalcato entrambe le vite.
Il romanzo diventa molto interessante dal momento in cui Lévin dichiara il suo amore alla principessa Kitty e lei lo respinge poichè innamorata di Vrònskij. Affranto, Lévin abbandona il sontuoso ricevimento che è stato teatro della disfatta e appena gli è possibile abbandona Mosca per tornare al suo villaggio:

"Ma c'era un avvenimento importante e gioioso: s'era sgravata Pàvia, la vacca migliore, di valore, comprata a una mostra."

Nel frattempo che Lévin si getta a capofitto nella conduzione del suo podere per dimenticare Kitty, su di un treno chiamato passione avviene il primo incontro tra il conte Vrònskij e Anna Arkàdjevna sposata Karénin:

"Vrònskij andò nella vettura dietro al capotreno e all'entrata dello scompartimento si fermò, per lasciare il passo a una signora che usciva.
Col tatto abituale dell'uomo di mondo, da una sola occhiata all'aspetto esteriore di questa signora Vrònskij giudicò in modo certo ch'ella apparteneva all'alta società.
Egli strinse la piccola mano che gli era offerta e si rallegrò, come di qualcosa di particolare, di quell'energica stretta con cui ella scosse fortemente e arditamente la sua mano. Ella uscì col passo svelto che portava con così strana leggerezza il suo corpo abbastanza grasso."

Ho capito bene? La divina Anna Karénina era grassa?
Strano, quasi non ci credo, forse l'autore voleva dire "un po' florida" e i traduttori hanno calcato la mano. Altrimenti non si spiegherebbe come mai nelle trasposizioni cinematografiche e televisive Anna sia sempre magrissima e fragilina... Neppure una via di mezzo!

"Anna Karénina al Ballo" su descrizione di Tolstòj
(AM Bellini - Tempera su cartone 2015) 

Dal momento in cui scatta la passione tra Anna e Vrònskij, nulla sarà più come prima.
I personaggi che avevano un grande futuro davanti a sè, improvvisamente si ritrovano a gironzolare in un labirinto senza incontrarsi mai.
Kitty, innamorata di Vrònskij, cerca di dare un senso alla propria vita imitando le gesta della sua nuova amica Vàregnka, una sfortunata ragazza che si atteggia a crocerossina;
Lévin, innamorato di Kitty, si convince che l'unica felicità stia nel lavoro e si mette a falciare il grano insieme ai suoi contadini;
Anna e Vrònskij partono per la bella Italia nella speranza che a Mosca tutti si dimentichino di loro. Nel frattempo è anche venuta al mondo Annie, la loro bambina, ma stranamente la gravidanza di Anna "sembra" passare inosservata nonostante costituisca prova del peccato! Tolstòj non descrive echi di sdegno sociale e non racconta l'indignazione del marito di Anna davanti al pancino che cresce. Vabbè che Anna era già rotondina, però...
Le ipotesi sono due: o il racconto ha subito delle amputazioni o all'epoca dei fatti la gravidanza era considerato un "disturbo femminile passeggero" e nulla più.
Vero è che nel secondo volume accade un fatto curioso (sono già al secondo volume!).
Dopo tanto girovagare, Anna e Vrònskij tornano in patria e trascorrono il loro ultimo esilio sereno nel villaggio di Vozdvizenskoje (in lussuosa dimora, intendiamoci). Qui ricevono la visita di Dolly, cognata di Anna e qui le mostrano la costruzione dell'ospedale che Vrònskij (per noia) sta finanziando:

"Sì io penso che sarà in Russia l'unico ospedale organizzato in modo pienamente giusto, - disse Sviàzskij.
- E non avrete un reparto di maternità? - domandò Dolly. - E' così necessario in campagna. Io spesso...
Malgrado la sua cortesia, Vrònskij la interruppe.
- Questa non è una maternità, ma un ospedale, ed è destinato a tutte le malattie, eccentuate le contagiose..."

Giunta a questo punto vedo chiaramente che i personaggi di punta vivono nell'incertezza più totale eppure Tolstòj li descrive sempre in modo pulito e onesto. Non vi è l'ombra di un personaggio negativo, sono tutti fiocchi di neve cristallini e puri.
Vi è lo splendore anche nelle angosce di Anna cui è stato impedito di rivedere l'adorato primogenito Serjòza e vi è lo splendore nei pensieri del piccolo cui è stato raccontato che la madre è morta:

"Aveva nove anni, era un bambino, ma l'anima sua la conosceva, essa gli era cara, la proteggeva come la palpebra protegge l'occhio, e senza la chiave dell'amore non lasciava entrare nessuno nella sua anima.
Nel numero delle occupazioni preferite di Serjòza c'era la ricerca di sua madre durante la passeggiata. Egli non credeva alla morte in generale e in particolar modo alla morte di lei... e perciò, anche dopo che gli ebbero detto che era morta, durante la passeggiata la cercava. Ogni donna grassa, graziosa, coi capelli scuri era sua madre."

Le pagine dedicate a Serjòza, figlio legittimo di Anna, sono molto toccanti e rivelano una grande attenzione per l'universo infantile. Non solo Tolstòj dimostra di conoscere a menadito malattie-capricci-malinconie dei bambini, ma dimostra di conoscere perfettamente le dinamiche genitoriali e matrimoniali di tutti i livelli sociali. Ma quante vite ha vissuto questo Lev Tolstòj?
Non vedo l'ora di finire il romanzo per fare marcia indietro e leggere la sua biografia.

Il romanzo termina con la "perdita" di un personaggio ed il "recupero spirituale" di un altro personaggio importante, ovvero la morte di Anna e le nuove verità del buon Kostantin Lévin.
In merito al primo evento, Tolstòj racconta la cronaca dei fatti senza proferire giudizio: non ha certamente scritto un romanzo di 900 pagine per condannare la sua Anna! Anzi, ha scritto 900 pagine per non condannarla... Bello schiaffo molare per i moralisti di allora.
Le ultimissime pagine poi, consentono al lettore di superare il dramma di Anna per trovare conforto nelle riflessioni di Kostantin Lévin, personaggio talmente acuto e lungimirante da sembrare quasi la trasposizione di Lev Tolstòj.
Lévin non crede nel classico dio che tutto vede e provvede, anzi durante il romanzo non perde occasione per dischiararsi miscredente... Ma una sera d'estate, guardando le stelle, viene colto da una rivelazione:

"Sì, l'unica evidente, indubitabile manifestazione della Divinità sono le leggi del bene, che son manifestate al mondo dalla rivelazione e che sento in me e nel cui riconoscimento non è che mi unisca, ma volere o no sono unito con tutti gli altri uomini in una sola società di credenti, che si chiama la Chiesa. Su, e gli ebrei, i maomettani, i confucianisti, i buddisti... che sono mai? - si fece egli quella medesima domanda che sembrava pericolosa. - Possibile che queste centinaia di milioni di uomini siano privati di quel bene migliore, senza di cui la vita non ha senso?"



Il conte Lev Nikolàevic Tolstòj (1828-1910) era persona coltissima che dopo una breve carriera militare si dedicò principalmente alla scrittura.
Divenne pedagogista, vegetariano, animalista, pacifista, scomunicato e studioso delle religioni.
Nonostante l'enorme popolarità, Tolstòj condusse una vita spartana tipica dei personaggi che veramente si pongono al servizio del popolo, ma i familiari più stretti non condividevano del tutto le sue idee pacifiste e pacificatrici.
Padre di molti figli, fu costretto alla fuga poichè costoro si dimostravano troppo interessati alle sue sostanze. Aveva 82 anni e la fuga in treno gli fu fatale, infatti si ammalò e dovette scendere alla stazione di Astàpodo. Nel villaggio di Astàpodo morì di polmonite dopo alcuni giorni.
Ah i treni, ah le stazioni!

Negli anni compresi tra il 1875 ed il 1877, "Anna Karénina" venne pubblicato a capitoli nella rivista "Russkij vestnik".
Tolstòj non aveva ancora terminato di scrivere gli ultimi capitoli, che già nel 1877 i lettori chiedevano la pubblicazione del romanzo sotto forma di volume unico. Ciò si ebbe l'anno successivo:
"E in un sol giorno, quando Anna Karénina comparve in tale edizione a Pietroburgo, la libreria Wolf ne vendette più di cinquecento copie, fatto assolutamente inaudito. (Librovic)"






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